Il leader del Pd Walter Veltroni giudica i provvedimenti annunciati dal governo in materia di intercettazioni «gravi e sbagliati». Il Pd ritiene che i magistrati debbano poter eseguire le intercettazioni ogni volta che lo ritengono necessario mentre è la privacy dei cittadini che va tutelata «quindi è responsabilità degli stessi magistrati che le intercettazioni restino segrete se non per le parti strettamente utili all'inchiesta e alle accuse». «Con i limiti che il governo dice di voler mettere sull'uso delle intercettazioni - spiega Veltroni - decine di indagini non sarebbero state possibili, tanti crimini non avrebbero trovato il loro colpevole, per i reati di corruzione o concussione, per quelli finanziari e persino per quelli legati alla criminalità organizzata che - come ci dice l`esperienza - spesso sono intrecciati a questi. Siamo davanti a provvedimenti gravi e sbagliati».
Gli risponde Italo Bocchino, vice capogruppo del Pdl alla Camera: «La vera questione si può riassumere in due punti. È necessario ridurre il numero delle intercettazioni anche al fine di limitarne i costi; ed evitare che siano divulgate e pubblicate prima che vi sia l'esito giudiziario. Il Pd ci deve dire se è d'accordo o meno, poi entriamo nel merito».
«Nessuno vuole comprimere le indagini, o togliere ai magistrati il potere di indagare», ma «razionalizzare il sistema e contenere le spese», visto che i costi delle intercettazioni incidono sul bilancio della giustizia «per oltre un terzo», cerca di essere più convincente il ministro della Giustizia Angelino Alfano, con una intervista serale al Tg4. E fa il garantista. Per le intercettazioni - dice Alfano -«vi è una invasività nella vita dei
cittadini, giunta a livelli intollerabili». E a dirlo sono i numeri: tra il 2003 e il 2006, «abbiamo assistito a una crescita di oltre il 50% dei 'bersaglì», cioè delle persone intercettate. C'è dunque un problema di risorse, ma non solo: bisogna «evitare che siano coinvolte persone estranee all'inchiesta»,ha aggiunto il ministro, sottolineando che «oggi il coinvolgimento di soggetti terzi è enorme» e citando «molti casi di persone sbattute in prima pagina e poi assolte». L'attuale sistema di sanzioni «fa acqua da tutte le parti», dice ancora Alfano e «non mi pare che la casistica giudiziaria sia piena di condanne per fughe di notizie».
Mentre l'ex Guardasigilli ora sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli getta acqua sul fuoco della polemica che alcuni organi di stampa hanno descritto tra Lega e Berlusconi proprio a proposito della limitazione o meno delle intercettazioni. Secondo Castelli è una polemica «che non esiste», un'invenzione di giornalisti «maligni»
Durante la discussione parlamentare sul decreto per l'attuazione delle normative europee, l'onorevole Italo Bocchino ha sparato una serie di sciocchezze, una dopo l'altra, come le ciliegie.
E' proprio uno dei berluscones più fedeli e convinti, questo deputato, al punto che ha ritenuto opportuno dare al PD lezioni di coerenza politica. Convinto che Veltroni abbia partecipato alle ultime elezioni politiche "stretto in un abbraccio mortale" con l'Italia dei Valori per timore del grillismo e del giustizialismo, il deputato del PdL ha detto che il Partito Democratico è nuovamente scivolato sulla buccia di banana dell'antiberlusconismo militante.
Speravano forse, i berluscones, che l'opposizione avrebbe lasciato fare tutto quello che vuole al Cavaliere e al suo partito-azienda? Speravano che una nuova legge ad personam sarebbe passata in Parlamento nell'indifferenza generale? Essere disponibili al dialogo con la maggioranza non ha necessariamente il significato di calarsi le braghe e porsi a novanta gradi. Bocchino, già che c'era, ha anche voluto sottolineare che i recenti episodi di xenofobia e di violenza politica svoltisi a Roma non avevano collegamenti politici con la destra (o con imbecilli di destra) perché uno degli imbecilli di cui sopra, intervistato dalla Repubblica, ha esibito un tatuaggio raffigurante Ernesto "Che" Guevara.
Sì, proprio come la pubblicità di tanti anni fa... "Bocchino, sempre più in alto"!
Walter Veltroni
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare
(Bertolt Brecht)
Impagabile rappresentazione di dove la nostra società sta andando, o forse sarebbe meglio dire dove sta ritornando.

dal sito della Repubblica:
Il presidente dell'azienda scrive al sottosegretario alle Comunicazioni
che ieri aveva espresso le sue linee per il futuro del servizio pubblico
Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli
ROMA - La politica si tenga alla larga da Viale Mazzini e non detti legge su "chi va in onda e quando" o su "chi la Rai chiama a collaborare", scelte che spettano ad "amministratori e gestori". Il giorno dopo le pagelle del sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, scrive all'esponente del governo e dice no alle "esondazioni" della politica.
Intanto le redazioni dei tg sono sul piede di guerra contro le ricadute del nuovo piano editoriale sull'offerta informativa: l'assemblea dei cdr proclama lo stato di agitazione e affida all'Usigrai una giornata di sciopero. Il Tg1 va oltre: si sciopera subito nella prima giornata utile, presumibilmente tra il 4 e il 5 giugno.
Il presidente Rai. Pur giudicando "comprensibile" che l'interesse sulla Rai aumenti in coincidenza con la scadenza dei vertici e il cambio di governo, Petruccioli traccia una linea ideale, al di qua della quale "ci sono giudizi o censure, anche pesanti, riconducibili a fatti specifici". Al di là, invece, "le scelte che riguardano esclusivamente le responsabilità degli amministratori e dei gestori", come "le nomine dei dirigenti e direttori, la definizione dell'offerta e dei palinsesti, la stipula dei contratti con autori e collaboratori". Se si ignora questo confine, il risultato sono "equivoci e danni". Se poi si arriva alla conclusione che amministratori e gestori "non svolgono in modo adeguato i loro compiti, li si sostituisca - sottolinea il presidente - sulla base delle leggi e dei codici".
"Esondazioni sempre negative". Insomma, conclude Petruccioli parlando in generale delle ingerenze della politica, "le esondazioni sono sempre negative", perché finiscono con l'intossicare "sia lo spirito pubblico, sia il clima e il funzionamento dell'azienda Rai".
Cdr Rai sul piede di guerra. Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul caso Primo Piano, è presumibile si torni a discutere di palinsesti in cda. Intanto però le linee del nuovo piano editoriale vengono duramente contestate dai cdr, riuniti in assemblea a Saxa Rubra con l'Usigrai, alla presenza del segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi.
Il documento. Nel documento approvato all'unanimità al termine dell'assemblea, i cdr definiscono "obiettivo prioritario" per l'azienda una riforma che le dia "un governo certo e svincolato da logiche di appartenenza politica", confermano "l'indisponibilità delle redazioni ad abbandonare alcuno spazio informativo in assenza di un disegno generale che valorizzi la centralità dell'offerta informativa", impegnano l'esecutivo Usigrai a "serrare il confronto" sulla digitalizzazione delle news. Nel contempo, però, i cdr ribadiscono la disponibilità a "una trattativa che tenga conto di missione editoriale e ruolo degli spazi di informazione delle testate".
Sciopero al Tg1. Il tavolo con l'azienda, rappresentata dal direttore generale Claudio Cappon e dal vicedirettore generale Giancarlo Leone, è già convocato per giovedì. Ma il Tg1 va oltre e proclama una giornata di sciopero nel primo giorno utile in base alle procedure per un pubblico servizio, che prevedono un preavviso minimo di quindici giorni.
Gasparri contro Cappon. Da registrare anche l'affondo di Maurizio Gasparri contro Cappon: il capogruppo del Pdl al Senato invita il direttore generale Rai a "evitare lottizzazioni dell'ultima ora". Un riferimento alle indiscrezioni secondo le quali Cappon starebbe per nominare "altri undici dirigenti, non si sa bene in base a quali criteri d'urgenza o a quale indirizzo aziendale". "L'ala più estrema del partito del conflitto di interessi - commenta dall'Idv Giuseppe Giulietti - continua a chiedere la testa di questo o quel giornalista, di questo o quel comico ed ora perfino del direttore generale Cappon reo, forse, di non aver tollerato alcune mascalzonate, collusioni e talune connivenze all'interno della Rai".
(20 maggio 2008)
Dichiarazione di intenti del sottosegretario con delega alle Comunicazioni
Dalla par condicio ("da abolire") a Saccà che "deve tornare al suo posto"
Marco Travaglio
ROMA - "Marco Travaglio è inammissibile, a mio avviso, come figura inquadrata in un servizio pubblico". Suona come una sentenza anticipata quella del sottosegretario con delega alle Comunicazioni Paolo Romani sul caso del giornalista Marco Travaglio e delle sue accuse al presidente del Senato Renato Schifani durante la trasmissione Che tempo che fa.
"Contesto il suo modo di fare informazione. L'intervista in cui attribuiva a Schifani frequentazioni mafiose è stata solo un esempio di come la concepisce", dice Romani in un'intervista a Klaus Davi su You Tube (Klauscondicio). Travaglio, prosegue il sottosegretario "ha detto che Schifani avrebbe frequentato dei mafiosi. Mentre, come ormai tutti sanno, queste persone furono indicate come mafiose solo diciotto anni dopo l'incontro con Schifani. Questa precisazione, non proprio secondaria, andava fatta. Travaglio spesso dà informazioni che sono corrotte dalla pura passione politica. Non va bene per il servizio pubblico".
Nella stessa intervista Romani definisce invece "corrosivo" e "pungente" il modo di fare giornalismo di Santoro. E Giovanni Floris "un bravissimo giornalista: un po' targato, ma non importa, perché riesce a scavare nell'intimo dei propri ospiti molto più di quello che abitualmente si possa fare". Lucia Annunziata, invece, "a volte pare un po' prevenuta".
Romani parla di Rai e di tutte quelle che posono essere le prossime scadenze e decisioni. L'idea, ad esempio, di spostare Primopiano a notte fonda è, secondo Romani, "sbagliata": "Significherebbe rinunciare a una fascia di pubblico fidelizzata e sostituire un contenitore di informazione con quattro programmi della Dandini e due di Fazio. Immaginare sei serate tutte quante dedicate alla satira politica, con un preciso orientamento, non fa bene al servizio pubblico".
Idee molto chiare anche sulla proposta di un amministratore unico per la Rai. Per il sottosegretario è sbagliato ipotizzare un solo amministratore: "Il meccanismo di nomina del cda Rai è stato condiviso dalla sinistra - dice Romani - Il servizio pubblico deve essere sotto il controllo del Parlamento, non è immaginabile che sia una sola persona a decidere tutto". Inoltre il "servizio pubblico deve rappresentare il Paese politicamente, socialmente e culturalmente, in tutte le sue articolazioni e differenziazioni". Questo non vuol dire che non serva chi decide in fretta sulle questioni spinose. "In questo senso - aggiunge Romani - occorre un direttore generale forte e autorevole".
Infine basta con la legge sulla par condicio "pur salvaguardando gli equilibri tra le forze politiche". E il via libera ad Agostino Saccà, l'ex direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli che deve tornare a fare quello che faceva. Nel pieno rispetto dei tempi della magistratura che deve fare il suo corso. Ma nella certezza che "tutto si risolverà nel migliore dei modi". Ultimo consiglio: stop ai reality. O meglio, una giusta dose perché quella attuale è eccessiva.
(19 maggio 2008)
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Berlusconi: ha appena iniziato |
Non ha ancora iniziato ad operare (nell’interesse dell’intera nazione come ha giurato davanti al Capo dello Stato), e già nel primo provvedimento che intende adottare sta inserendo una sanatoria che in primo luogo permetterà a lui stesso di sfuggire per l’ennesima volta ai processi che lo riguardano.
E il conflitto d’interessi , gigantesco, continua! Nella lettera al commercialista , datata 2 febbraio 2004, l'avvocato scriveva: "Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo; sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato momenti difficili, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr.B fuori da un mare di guai nei quali l'avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo". |
Paolo Romani spara ad alzo zero contro Marco Travaglio. Nella sua nuova poltrona di sottosegretario facente funzione di ministro delle Comunicazioni, l'ex fondatore di Telelivorno (ne fu anche l'affondatore), forte del suo diploma di maturità classica, dà lezioni di giornalismo anche al collaboratore di "Annozero". Ora si aspetta anche qualche lezione di disegno per Vauro.
Scherzi a parte, non c'è da stupirsi se lo spoil system all'amatriciana ha portato negli uffici di viale Europa (quartiere EUR, Roma, non Cologno Monzese) uno yes-man coi fiocchi come Paolo Romani. Il quale, a proposito di Europa, ha tenuto subito a sottolineare che Europa 7 può aspettare ancora un bel po', ma le frequenze occupate da Rete 4 continueranno ancora a essere a disposizione di Emilio Fede. L'avvento del digitale terrestre rende inutile il trasloco, questa è a grandi linee la motivazione del ministrino. Come se il digitale terrestre funzionasse o servisse a qualcosa di più che vedere partite di calcio e repliche di film e telefilm.
Travaglio, e tutti coloro che dicono cose sgradite agli attuali detentori del potere, si ritrovano nuovamente nel mirino. Alla faccia della democrazia.
Le parole con cui il sottosegretario ha criticato il modo di fare informazione di Travaglio e in particolare l`intervista da Fazio in cui attribuiva a Schifani frequentazioni mafiose e questa sua «inammissibile» presenza in Rai hanno fatto dire a Antonio Di Pietro che ci si trova di nuovo di fronte a un "editto bulgaro" come quello che Berlusconi, dalla Bulgaria appunto, dove si trovava in visita di Stato, emise contro Enzo Biagi, Michele Santoro e il comico Daniele Luttazzi.
Non fu in effetti un editto, neanche una bolla papale, ma un auspicio dell'allora presidente del Consiglio, lo stesso che si è reinsediato in questi giorni a Palazzo Chigi. Così come è un'opinione quella espressa dal sottosegretario con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, affidata in un'intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Un editto che questa volta sembra salvare il conduttore di "AnnoZero" definito da Romani «un grande professionista che ha ecceduto durante la campagna elettorale. Il suo è giornalismo corrosivo, intelligente, ma che verifica le fonti». Perciò un «edittino» che riguarda solo Marco Travaglio.
Il rischio della cacciata di Travaglio è però serio, per sua esplicita ammissione. Il corrosivo Travaglio però quasi si stupisce che quei «pochi momenti stanno diventando così importanti per questi signori che usano bivaccare da mattina a sera in televisione, da Uno Mattina a Mezzanotte e dintorni di Gigi Marzullo. E se sono così scandalizzati, evidentemente devono essere alla canna del gas...».
«Dopo tante lezioni di giornalismo - prosegue il collaboratore de l'Unità - arriva anche quella di Romani. Dalla tragedia siamo passati alla farsa con questo che più che altro mi sembra un edittino... Ma, onestamente, prendere sul serio le parole di Romani mi sembra eccessivo. Comunque - dice ironicamente - ne farò tesoro, cercherò di emendarmi in modo da accontentarlo! Siamo veramente il Paese delle opportunità, altro che Stati Uniti», conclude.
Si stupisce anche Antonio Di Pietro: «Non capisco - dice - perchè ci sia questo astio nei confronti di Marco Travaglio. lui ha soltanto fatto in modo che le carte processuali siano conosciute dai cittadini», a proposito dei riferimenti alle conoscenze di personaggi legati a boss mafiosi dell'attuale presidente del Senato Renato Schifani.
«Si vuole togliere il diritto di parlare a chi ha il coraggio di raccontare fatti anche quando essi sono scomodi alla politica - prosegue Di Pietro - , è nelle intenzioni di questo governo lasciare la libertà di parola al solo portavoce o a quanti parlano per nome e per conto suo». Insomma per il leader dell'Idv mettere un bavaglio a un giornalista d'inchiesta come Travaglio sarebbe «una limitazione grave e inconcepibile della libertà di parola per un Paese democratico».
Su Saccà poi, aggiunge Di Pietro, «è incomprensibile la posizione del sottosegretario alle telecomunicazioni: da un lato si dice di voler tenere fuori la politica dalla televisione di stato, mentre dall'altro si sceglie anche chi deve lavorarci e chi non ne ha diritto». Il fatto che Saccà abbia spiegato a Romani come effettivamente stiano i fatti che hanno determinato il provvedimento della sua sospensione, «la dice lunga», secondo l'ex ministro delle Infrastrutture, «su quale vuole essere l'atteggiamento che l'esecutivo avrà sulla Rai e verso chiunque sia persona a esso gradita».
Per Di Pietro un altro «scivolone» del sottosegretario Romani riguarda poi la sentenza della Corte di Giustizia europea. Romani secondo Di Pietro «prende in giro i cittadini» quando afferma che, con l'avvento del digitale terrestre, non è più il caso che Rete4 vada sul satellite e che quindi la legittima richiesta di Europa7, alla quale spettano di diritto le frequenze per essersele aggiudicate, non avrebbe più alcun senso. E ricorda le sentenze della Corte Costituzionale italiana e della Corte europea che hanno dato torto a Mediaset.
Solidarietà a Travaglio sono venute anche da Angelo Bonelli dei Verdi e Alessandro Pignatiello, della segreteria Pdci.
Mentre Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, sostiene che «le dichiarazioni di Romani su Travaglio sono incompatibili con il suo ruolo di sottosegretario», una indebita «interferenza».
L'unità nazionale contro Marco Travaglio. È l'immagine surreale, l'istantanea che fotografa la reazione del mondo politico alle pesanti accuse del giornalista contro il presidente del senato, Renato Schifani. Citando dalle coraggiose pagine del libro di Lirio Abbate, I complici, nella prima serata di Raitre, di fronte a un Fabio Fazio visibilmente a disagio, Travaglio ricorda i rapporti del presidente del senato con alcuni boss mafiosi. Relazioni note, politicamente imbarazzanti, anche se giudiziariamente irrilevanti (Schifani non ha subito per questo alcun processo). Il popolare giornalista non rivela verità nascoste, ma moltiplica l'audience di fatti e circostanze già negli scaffali delle librerie e negli articoli delle sparute, incorreggibili penne antiberlusconiane.