La Bella Politica

L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi e si allontana di due passi. Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi. E allora a cosa serve l'utopia ? A questo: serve per continuare a camminare.

Chi sono

Utente: BellaPolitica
Nome: Marco Sisi
Sono un videomaker livornese, che lavora a Roma ma non ha mai reciso il legame che lo unisce alla sua città natale. Del resto, a Livorno sono nati il PCI, Amedeo Modigliani, Pietro Mascagni, Piero Ciampi e Carlo Azeglio Ciampi... oltre a tanti altri! Livorno è anche il cacciucco, il "5e5", il Vernacoliere, gli splendidi tramonti e tante altre cose ancora. E ho detto pochissimo! A parte gli scherzi, ho intitolato il mio blog alla "bella politica" perché secondo me la politica deve essere bella, un confronto sereno di idee e un impegno costante per migliorare il mondo che ci circonda.

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domenica, 08 giugno 2008

Cosa vi aspettavate?

Intercettazioni, Veltroni contro il bavaglio del governo

«Così si intralciano le indagini»


Italo Bocchino Pdl Camera, foto Ansa
Italo Bocchino, Pdl

Il leader del Pd Walter Veltroni giudica i provvedimenti annunciati dal governo in materia di intercettazioni «gravi e sbagliati». Il Pd ritiene che i magistrati debbano poter eseguire le intercettazioni ogni volta che lo ritengono necessario mentre è la privacy dei cittadini che va tutelata «quindi è responsabilità degli stessi magistrati che le intercettazioni restino segrete se non per le parti strettamente utili all'inchiesta e alle accuse». «Con i limiti che il governo dice di voler mettere sull'uso delle intercettazioni - spiega Veltroni - decine di indagini non sarebbero state possibili, tanti crimini non avrebbero trovato il loro colpevole, per i reati di corruzione o concussione, per quelli finanziari e persino per quelli legati alla criminalità organizzata che - come ci dice l`esperienza - spesso sono intrecciati a questi. Siamo davanti a provvedimenti gravi e sbagliati».

Gli risponde Italo Bocchino, vice capogruppo del Pdl alla Camera: «La vera questione si può riassumere in due punti. È necessario ridurre il numero delle intercettazioni anche al fine di limitarne i costi; ed evitare che siano divulgate e pubblicate prima che vi sia l'esito giudiziario. Il Pd ci deve dire se è d'accordo o meno, poi entriamo nel merito».

«Nessuno vuole comprimere le indagini, o togliere ai magistrati il potere di indagare», ma «razionalizzare il sistema e contenere le spese», visto che i costi delle intercettazioni  incidono sul bilancio della giustizia «per oltre un terzo», cerca di essere più convincente il ministro della Giustizia Angelino Alfano, con una intervista serale al Tg4. E fa il garantista.  Per le intercettazioni - dice Alfano -«vi è una invasività nella vita dei
cittadini, giunta a livelli intollerabili». E a dirlo sono i numeri: tra il 2003 e il 2006, «abbiamo assistito a una crescita di oltre il 50% dei 'bersaglì», cioè delle persone intercettate. C'è dunque un problema di risorse, ma non solo: bisogna «evitare che siano coinvolte persone estranee all'inchiesta»,ha aggiunto il ministro, sottolineando che «oggi il coinvolgimento di soggetti terzi è enorme» e citando «molti casi di persone sbattute in prima pagina e poi assolte». L'attuale sistema di sanzioni «fa acqua da tutte le parti», dice ancora Alfano e «non mi pare che la casistica giudiziaria sia piena di condanne per fughe di notizie». 

Mentre l'ex Guardasigilli ora sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli getta acqua sul fuoco della polemica che alcuni organi di stampa hanno descritto tra Lega e Berlusconi proprio a proposito della limitazione o meno delle intercettazioni. Secondo Castelli è una polemica «che non esiste», un'invenzione di giornalisti «maligni»


postato da: BellaPolitica alle ore 19:35 | link | commenti (1)
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giovedì, 29 maggio 2008

Onorevole Bocchino, ovvero il senso del ridicolo non ha limite

Durante la discussione parlamentare sul decreto per l'attuazione delle normative europee, l'onorevole Italo Bocchino ha sparato una serie di sciocchezze, una dopo l'altra, come le ciliegie.
E' proprio uno dei berluscones più fedeli e convinti, questo deputato, al punto che ha ritenuto opportuno dare al PD lezioni di coerenza politica. Convinto che Veltroni abbia partecipato alle ultime elezioni politiche "stretto in un abbraccio mortale" con l'Italia dei Valori per timore del grillismo e del giustizialismo, il deputato del PdL ha detto che il Partito Democratico è nuovamente scivolato sulla buccia di banana dell'antiberlusconismo militante.

Speravano forse, i berluscones, che l'opposizione avrebbe lasciato fare tutto quello che vuole al Cavaliere e al suo partito-azienda? Speravano che una nuova legge ad personam sarebbe passata in Parlamento nell'indifferenza generale? Essere disponibili al dialogo con la maggioranza non ha necessariamente il significato di calarsi le braghe e porsi a novanta gradi. Bocchino, già che c'era, ha anche voluto sottolineare che i recenti episodi di xenofobia e di violenza politica svoltisi a Roma non avevano collegamenti politici con la destra (o con imbecilli di destra) perché uno degli imbecilli di cui sopra, intervistato dalla Repubblica, ha esibito un tatuaggio raffigurante Ernesto "Che" Guevara.

Sì, proprio come la pubblicità di tanti anni fa... "Bocchino, sempre più in alto"!

postato da: BellaPolitica alle ore 10:54 | link | commenti
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dal sito della Repubblica del 28/05/2008

Il sottosegretario Romani accetta la seconda correzione al testo in due giorni
Finisce l'ostruzionismo. Testo approvato con il no di Pd, Idv e Udc

Tv, il Pdl fa marcia indietro
Salta il comma "salva Rete4"

Romani: "Perché cantano vittoria? Resta sempre in vigore la legge Gasparri"
Veltroni: "Successo politico dell'opposizione". Donadi (Idv): "Si sono arresi, nessun patto"
DI CLAUDIA FUSANI


<B>Tv, il Pdl fa marcia indietro<br>Salta il comma "salva Rete4"</B>

Walter Veltroni

ROMA - Per 'l'opposizione è un "grande successo politico" perché la maggioranza ha dovuto fare "una clamorosa marcia indietro". Per il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani si tratta invece di "concessioni che nulla tolgono all'impianto originario della norma". La politica è "bella" anche per questo, rende possibile l'impossibile e ognuno, con i propri occhiali, può vedere la stessa cosa nel modo opposto. La sostanza, però, alla fine è una sola: l'emendamento sulle frequenze tv, infilato in gran carriera in un decreto in scadenza che parla di tutto tranne che di tv e comunicazione, è stato riformulato dal Pdl per la seconda volta in due giorni. E questa seconda correzione è tale per cui scompare quello che era il congelamento dello status quo sul fronte delle frequenze tv, cioè la sopravvivenza di Rete 4 e la non concessione delle frequenze a Europa 7.
Il guscio svuotato dell'emendamento è stato approvato in serata da un'aula spaccata a metà (286 sì, 258 no). Nonostante le correzioni Pd, Idv e anche l'Udc hanno cessato l'ostruzionismo ma hanno votato contro. Ci sarà da aspettare domani invece per l'approvazione generale del decreto per l'attuazione urgente degli obblighi comunitari, il contenitore creato dal governo Prodi che Berlusconi aveva arricchito con l'emendamento salva Rete 4.
"Rivendichiamo un importante successo politico" sorride Giovanna Melandri. "Il giudizio sul provvedimento resta molto negativo perché non si risolve la questione delle sanzioni europee e l'Italia sarà costretta a pagare", insiste Beppe Giulietti eletto con Italia dei Valori, che però aggiunge: "La nuova formulazione del testo rende onore all'opposizione". Michele Meta, capogruppo Pd in Commissione Trasporti (da cui dipende il capitolo comunicazioni), precisa che la modifica ha soprattutto il merito di "non condizionare il parere del Consiglio di Stato sulla sentenza europea, parere che deve arrivare entro l'estate".
E' salvo anche - seppur in zona Cesarini - quel metodo del dialogo su cui tanto punta il Berlusconi IV. Dialogante, infatti, è il commento di Veltroni: "Abbiamo ottenuto un risultato importante che dimostra che questa legislatura sarà molto aperta...". Più in generale il governo "ha tentato una forzatura ed è stato battuto dall'opposizione che ha esercitato le sue prerogative. Così è la vita parlamentare, la dialettica tra maggioranza e opposizione".
Inevitabili alcune domande. Perché un passo indietro così clamoroso da parte del premier? Le ipotesi si sprecano, dalle nomine Rai alla Vigilanza, fino alla stessa Gasparri. Melandri la vede così: "Abbiamo fatto un'opposizione dura e decisa fin dal primo giorno, loro hanno capito che facevamo sul serio e che potevamo far saltare tutto il decreto. E' avvenuto tutto alla luce del sole, nessun patto né trattativa". Forse, a Palazzo Grazioli si sono anche accorti che non era il caso di insistere così tanto e all'inizio della legislatura su un provvedimento clamorosamente ad aziendam.
La svolta comincia a maturare fin dalla mattina. Intorno a mezzogiorno si vedono il sottosegretario Paolo Romani e il ministro Elio Vito, Michele Vietti (Udc), Roberto Zaccaria e Paolo Gentiloni (Pd), Massimo Donadi (Idv). La trattativa riguarda il comma 3 dell'emendamento, parte del 2 e del 5. Insomma, le richieste che aveva fatto in questi giorni Michele Meta (Pd). Michele Vietti la spunta nella parte che riguarda il riferimento alle sentenze della Corte di giustizia europea e della Corte Costituzionale che hanno condannato la legge Gasparri e il piano delle frequenze. Il Pdl infatti ha voluto evitare fino in fondo ogni riferimento a questo buco nero che resta tuttora aperto. Poi accetta la formulazione che "le licenze sono convertite allineandosi alle disposizioni del presente articolo e a quelle comunitarie".
E' una possibile base di accordo, buona per tutti. Qualche ora di riflessione, nuovo appuntamento per le 15 e 30. Nella pausa tra le due riunioni arriva qualche doccia fredda. Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto frena: "Non c'è nessuna trattativa". Antonio Di Pietro non è da meno: "Non mi convince neppure questa correzione". Mezz'ora prima della ripresa dei lavori in aula, nella sala del governo, lungo il corridoio che fiancheggia l'aula di Montecitorio, s'incontrano di nuovo Romani e Vito, Vietti, Gentiloni, Zaccaria, Melandri e Meta (Pd). La mediazione raggiunta in mattinata sta bene a tutti. Buona la prima, quindi. Si proceda.
Il più cauto, alla fine, resta il capogruppo dell'Italia dei Valori Massimo Donadi. "Prendiamo atto - dice - che se loro tolgono quelle parti dell'emendamento, le opposizioni hanno vinto una grande battaglia". Di merito: "Il primo atto del governo è stato il solito provvedimento ad aziendam, intollerabile". E di metodo: "Hanno usato il solito vecchio giochino di nascondere dietro l'urgenza un atto che non c'entra nulla".
Il sottosegretario Romani gela l'entusiasmo dell'opposizione davanti alle telecamere: "Non capisco perché l'opposizione canti vittoria. Siccome il tempo stringe ed è urgente approvare il decreto, abbiamo dato loro quello che volevano perché è più importante il decreto". L'aggiunta finale è tagliente come una lama: "Quella frase che abbiamo tolto è già presente nella Gasparri". Vero anche questo.
Comunque vada, Rete4 è sempre salva. Europa 7 non avrà le sue frequenze. E l'Italia, secondo le procedure europee, resta "fuori regola".
postato da: BellaPolitica alle ore 10:04 | link | commenti
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Elogio della memoria

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare
(Bertolt Brecht)

Impagabile rappresentazione di dove la nostra società sta andando, o forse sarebbe meglio dire dove sta ritornando.

postato da: BellaPolitica alle ore 08:29 | link | commenti
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venerdì, 23 maggio 2008

dall'Unità di oggi 23 maggio

Rete4, il conflitto d'interessi
blocca già le prove di dialogo

giulietti giuseppe DS ANSA 220
Rischia di incrinarsi, appena avviato, il nuovo clima di dialogo tra governo e opposizione. Il motivo è il solito vizietto del premier: fare leggi e codicilli per se stesso e le sue aziende. È questo il caso della "vicenda Retequattro", che riceve un bel coro di no dagli esponenti del governo ombra riuniti nella sede della regione Lombardia a Milano: «Con tutti i problemi che ci sono - dice Pierluigi Bersani - se il presidente del Consiglio si preoccupa dell'emendamento su Retequattro... questo è avvilente. E siamo costretti a occuparcene noi». Insomma, «c'è un conflitto di interessi evidente a cui Berlusconi non sa resistere», aggiunge il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. «L'opposizione dipenderà dagli argomenti – aggiunge – Quando abbiamo la sensazione che i provvedimenti sono figli di un interesse particolare, ci opponiamo con determinazione». «La norma su Retequattro è un brutto scivolone- chiosa Franceschini- incontreranno la nostra opposizione dura su questo tema. Del resto, quando c'è da opporsi lo faremo senza timidezza così come dialogheremo di fronte ai provvedimenti validi». Per Fassino «occorre garantire un'informazione trasparente e corretta».

Anche il ministro-ombra Enrico Letta, spera che il Governo ritiri l'emendamento proposta in Aula su Retequattro nell'ambito della riforma del sistema televisivo. «Spero - ha detto dopo della riunione del Governo-ombra a Milano - che il Governo ritiri l'emendamento, visto che non ci sono i requisiti d´urgenza». Riassume infine la posizione del Pd il ministro-ombra delle Comunicazioni, Giovanna Meladri, che promette un´opposizione «durissima» su tutte quelle riforme che potrebbero tutelare gli interessi del premier: «Sull´emendamento presentato in aula su Retequattro ci sarà una opposizione durissima. Saremo costruttivi sulle riforme che servono ai cittadini e al Paese ma saremo intransigenti e durissimi sulle riforme che servono al premier».

Ma non è solo il Pd a puntare il dito sugli interessi particolari del premier infilati negli emendamenti. Netta la posizione del partito di Di Pietro. «Purtroppo è questo il vero volto della destra», spiega il senatore Felice Belisario, Presidente del Gruppo Italia dei Valori. «Ribadiamo che non ci potrà essere nessuna prova di dialogo se questa norma non verrà ritirata». «Quanto sta accadendo in Parlamento non è solo una clamorosa manifestazione del conflitto d´interessi - aggiunge Giuseppe Giulietti, deputato di IdV e portavoce di Articolo21 - ma anche e soprattutto una testarda difesa degli interessi privati. Una vera e propria sfida nei confronti dei più elementari principi che dovrebbero regolare il libero mercato». «Non si tratta soltanto della ennesima legge ad-aziendam - accusa Giulietti - ma di una vera e propria coltellata sferrata alle spalle di altri imprenditori che pure si erano visti riconoscere le loro ragioni dalla Corte di Giustizia europea e dalla Corte Costituzionale. La positiva ed importante azione che stanno svolgendo in Parlamento le opposizioni deve essere accompagnata da una altrettanto efficace iniziativa promossa da tutte le associazioni che si occupano di questi temi». Nei prossimi giorni, conclude Giulietti, «l'associazione Articolo21, raccogliendo un esplicito invito che è arrivato da diversi europarlamentari appartenenti a diversi raggruppamenti, si recherà con i propri giuristi nella sede del Parlamento e della Commissione europea per sollecitare la più rigorosa attenzione da parte di tutte le istituzioni comunitarie, a quanto sta accadendo in Italia. Siamo certi che la stessa commissione di vigilanza caratterizzerà l'attenzione delle autorità di garanzia italiana».

postato da: BellaPolitica alle ore 18:15 | link | commenti
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mercoledì, 21 maggio 2008

Le pagelle del sottosegretario

dal sito della Repubblica:

Il presidente dell'azienda scrive al sottosegretario alle Comunicazioni
che ieri aveva espresso le sue linee per il futuro del servizio pubblico

Petruccioli replica a Romani
"La politica non tocchi la Rai"

I cdr sul piede di guerra: "Indisponibili ad abbandonare alcuno spazio informativo"
Il Tg1 proclama uno sciopero nella prima giornata utile. Possibile tra il 4 e il 5 giugno

<B>Petruccioli replica a Romani<br>"La politica non tocchi la Rai"</B>

Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli

ROMA - La politica si tenga alla larga da Viale Mazzini e non detti legge su "chi va in onda e quando" o su "chi la Rai chiama a collaborare", scelte che spettano ad "amministratori e gestori". Il giorno dopo le pagelle del sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, scrive all'esponente del governo e dice no alle "esondazioni" della politica.

Intanto le redazioni dei tg sono sul piede di guerra contro le ricadute del nuovo piano editoriale sull'offerta informativa: l'assemblea dei cdr proclama lo stato di agitazione e affida all'Usigrai una giornata di sciopero. Il Tg1 va oltre: si sciopera subito nella prima giornata utile, presumibilmente tra il 4 e il 5 giugno.

Il presidente Rai. Pur giudicando "comprensibile" che l'interesse sulla Rai aumenti in coincidenza con la scadenza dei vertici e il cambio di governo, Petruccioli traccia una linea ideale, al di qua della quale "ci sono giudizi o censure, anche pesanti, riconducibili a fatti specifici". Al di là, invece, "le scelte che riguardano esclusivamente le responsabilità degli amministratori e dei gestori", come "le nomine dei dirigenti e direttori, la definizione dell'offerta e dei palinsesti, la stipula dei contratti con autori e collaboratori". Se si ignora questo confine, il risultato sono "equivoci e danni". Se poi si arriva alla conclusione che amministratori e gestori "non svolgono in modo adeguato i loro compiti, li si sostituisca - sottolinea il presidente - sulla base delle leggi e dei codici".


"Esondazioni sempre negative". Insomma, conclude Petruccioli parlando in generale delle ingerenze della politica, "le esondazioni sono sempre negative", perché finiscono con l'intossicare "sia lo spirito pubblico, sia il clima e il funzionamento dell'azienda Rai".

Cdr Rai sul piede di guerra. Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul caso Primo Piano, è presumibile si torni a discutere di palinsesti in cda. Intanto però le linee del nuovo piano editoriale vengono duramente contestate dai cdr, riuniti in assemblea a Saxa Rubra con l'Usigrai, alla presenza del segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi.

Il documento. Nel documento approvato all'unanimità al termine dell'assemblea, i cdr definiscono "obiettivo prioritario" per l'azienda una riforma che le dia "un governo certo e svincolato da logiche di appartenenza politica", confermano "l'indisponibilità delle redazioni ad abbandonare alcuno spazio informativo in assenza di un disegno generale che valorizzi la centralità dell'offerta informativa", impegnano l'esecutivo Usigrai a "serrare il confronto" sulla digitalizzazione delle news. Nel contempo, però, i cdr ribadiscono la disponibilità a "una trattativa che tenga conto di missione editoriale e ruolo degli spazi di informazione delle testate".

Sciopero al Tg1. Il tavolo con l'azienda, rappresentata dal direttore generale Claudio Cappon e dal vicedirettore generale Giancarlo Leone, è già convocato per giovedì. Ma il Tg1 va oltre e proclama una giornata di sciopero nel primo giorno utile in base alle procedure per un pubblico servizio, che prevedono un preavviso minimo di quindici giorni.

Gasparri contro Cappon. Da registrare anche l'affondo di Maurizio Gasparri contro Cappon: il capogruppo del Pdl al Senato invita il direttore generale Rai a "evitare lottizzazioni dell'ultima ora". Un riferimento alle indiscrezioni secondo le quali Cappon starebbe per nominare "altri undici dirigenti, non si sa bene in base a quali criteri d'urgenza o a quale indirizzo aziendale". "L'ala più estrema del partito del conflitto di interessi - commenta dall'Idv Giuseppe Giulietti - continua a chiedere la testa di questo o quel giornalista, di questo o quel comico ed ora perfino del direttore generale Cappon reo, forse, di non aver tollerato alcune mascalzonate, collusioni e talune connivenze all'interno della Rai".

(20 maggio 2008)

Dichiarazione di intenti del sottosegretario con delega alle Comunicazioni
Dalla par condicio ("da abolire") a Saccà che "deve tornare al suo posto"

Romani delinea la sua televisione
"Travaglio incompatibile in Rai"

Spostare Primo Piano "fa male al servizio pubblico". "Troppe" serate di intrattenimento
No alla proposta di "un unico amministratore". Sì a un direttore generale "forte"


<B>Romani delinea la sua televisione<br>"Travaglio incompatibile in Rai"</B>

Marco Travaglio

ROMA - "Marco Travaglio è inammissibile, a mio avviso, come figura inquadrata in un servizio pubblico". Suona come una sentenza anticipata quella del sottosegretario con delega alle Comunicazioni Paolo Romani sul caso del giornalista Marco Travaglio e delle sue accuse al presidente del Senato Renato Schifani durante la trasmissione Che tempo che fa.

"Contesto il suo modo di fare informazione. L'intervista in cui attribuiva a Schifani frequentazioni mafiose è stata solo un esempio di come la concepisce", dice Romani in un'intervista a Klaus Davi su You Tube (Klauscondicio). Travaglio, prosegue il sottosegretario "ha detto che Schifani avrebbe frequentato dei mafiosi. Mentre, come ormai tutti sanno, queste persone furono indicate come mafiose solo diciotto anni dopo l'incontro con Schifani. Questa precisazione, non proprio secondaria, andava fatta. Travaglio spesso dà informazioni che sono corrotte dalla pura passione politica. Non va bene per il servizio pubblico".

Nella stessa intervista Romani definisce invece "corrosivo" e "pungente" il modo di fare giornalismo di Santoro. E Giovanni Floris "un bravissimo giornalista: un po' targato, ma non importa, perché riesce a scavare nell'intimo dei propri ospiti molto più di quello che abitualmente si possa fare". Lucia Annunziata, invece, "a volte pare un po' prevenuta".

Romani parla di Rai e di tutte quelle che posono essere le prossime scadenze e decisioni. L'idea, ad esempio, di spostare Primopiano a notte fonda è, secondo Romani, "sbagliata": "Significherebbe rinunciare a una fascia di pubblico fidelizzata e sostituire un contenitore di informazione con quattro programmi della Dandini e due di Fazio. Immaginare sei serate tutte quante dedicate alla satira politica, con un preciso orientamento, non fa bene al servizio pubblico".


Idee molto chiare anche sulla proposta di un amministratore unico per la Rai. Per il sottosegretario è sbagliato ipotizzare un solo amministratore: "Il meccanismo di nomina del cda Rai è stato condiviso dalla sinistra - dice Romani - Il servizio pubblico deve essere sotto il controllo del Parlamento, non è immaginabile che sia una sola persona a decidere tutto". Inoltre il "servizio pubblico deve rappresentare il Paese politicamente, socialmente e culturalmente, in tutte le sue articolazioni e differenziazioni". Questo non vuol dire che non serva chi decide in fretta sulle questioni spinose. "In questo senso - aggiunge Romani - occorre un direttore generale forte e autorevole".

Infine basta con la legge sulla par condicio "pur salvaguardando gli equilibri tra le forze politiche". E il via libera ad Agostino Saccà, l'ex direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli che deve tornare a fare quello che faceva. Nel pieno rispetto dei tempi della magistratura che deve fare il suo corso. Ma nella certezza che "tutto si risolverà nel migliore dei modi". Ultimo consiglio: stop ai reality. O meglio, una giusta dose perché quella attuale è eccessiva.

(19 maggio 2008)

postato da: BellaPolitica alle ore 09:23 | link | commenti
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martedì, 20 maggio 2008

Dal sito http://www.antonioborghesi.it

Berlusconi: ha appena iniziato
e già tenta di fare una legge per se stesso!

   
Non ha ancora iniziato ad operare (nell’interesse dell’intera nazione come ha giurato davanti al Capo dello Stato), e già nel primo provvedimento che intende adottare sta inserendo una sanatoria che in primo luogo permetterà a lui stesso di sfuggire per l’ennesima volta ai processi che lo riguardano.

 

E il conflitto d’interessi , gigantesco, continua!

E’ una sanatoria che permette a chi è imputato per reati commessi prima del 31.12.2001 di chiedere la sospensione del dibattimento per due mesi per poter valutare se fruire del patteggiamento. Tra le persone a cui si renderebbe applicabile la norma –guarda un po’ – c’è anche lo stesso Berlusconi per il processo che lo vede accusato di corruzione in atti giudiziari nella vicenda dell’avvocato inglese David Mills. La vicenda si riferisce ad una lettera in mano ai magistrati che egli stesso aveva scritto al proprio commercialista, nella quale spiegava la provenienza di 600.000 dollari che l'accusa ritiene siano stati il compenso prezzo per dichiarazioni false in due processi milanesi a carico dello stesso Berlusconi.
Nella lettera al commercialista , datata 2 febbraio 2004, l'avvocato scriveva: "Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo; sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato momenti difficili, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr.B fuori da un mare di guai nei quali l'avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo".
postato da: BellaPolitica alle ore 14:36 | link | commenti
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L'editto bulgaro de noantri

Paolo Romani spara ad alzo zero contro Marco Travaglio. Nella sua nuova poltrona di sottosegretario facente funzione di ministro delle Comunicazioni, l'ex fondatore di Telelivorno (ne fu anche l'affondatore), forte del suo diploma di maturità classica, dà lezioni di giornalismo anche al collaboratore di "Annozero". Ora si aspetta anche qualche lezione di disegno per Vauro.
Scherzi a parte, non c'è da stupirsi se lo spoil system all'amatriciana ha portato negli uffici di viale Europa (quartiere EUR, Roma, non Cologno Monzese) uno yes-man coi fiocchi come Paolo Romani. Il quale, a proposito di Europa, ha tenuto subito a sottolineare che Europa 7 può aspettare ancora un bel po', ma le frequenze occupate da Rete 4 continueranno ancora a essere a disposizione di Emilio Fede. L'avvento del digitale terrestre rende inutile il trasloco, questa è a grandi linee la motivazione del ministrino. Come se il digitale terrestre funzionasse o servisse a qualcosa di più che vedere partite di calcio e repliche di film e telefilm.
Travaglio, e tutti coloro che dicono cose sgradite agli attuali detentori del potere, si ritrovano nuovamente nel mirino. Alla faccia della democrazia.

postato da: BellaPolitica alle ore 09:18 | link | commenti
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dall'Unità di oggi 20 maggio 2008

«Edittino» sulla Rai
Romani contro Travaglio

«Più che un editto mi sembra un edittino». «Finirò per montarmi la testa viste le reazioni scatenate da cinque o sei minuti alla settimana in cui sono in tv». Marco Travaglio risponde così, senza volersi prendere troppo sul serio, senza voler fare l'eroe dell'informazione libera alla nuova sua ostracizzazione chiesta dal sottosegretario alle comunicazioni, il neo insediato Paolo Romani. Romani lunedì, appena preso posto nella scrivania lasciata dal ministro Paolo Gentiloni, ha detto di ritenere «inammissibile» la presenza, anzi «l'inquadratura» di Marco Travaglio «come figura inquadrata in un servizio pubblico».

Paolo Romani sottosegretario alle telecomunicazioni del IV Berlusconi, foto lapresse Le parole con cui il sottosegretario ha criticato il modo di fare informazione di Travaglio e in particolare l`intervista da Fazio in cui attribuiva a Schifani frequentazioni mafiose e questa sua «inammissibile» presenza in Rai hanno fatto dire a Antonio Di Pietro che ci si trova di nuovo di fronte a un "editto bulgaro" come quello che Berlusconi, dalla Bulgaria appunto, dove si trovava in visita di Stato, emise contro Enzo Biagi, Michele Santoro e il comico Daniele Luttazzi.

Non fu in effetti un editto, neanche una bolla papale, ma un auspicio dell'allora presidente del Consiglio, lo stesso che si è reinsediato in questi giorni a Palazzo Chigi. Così come è un'opinione quella espressa dal sottosegretario con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, affidata in un'intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Un editto che questa volta sembra salvare il conduttore di "AnnoZero" definito da Romani «un grande professionista che ha ecceduto durante la campagna elettorale. Il suo è giornalismo corrosivo, intelligente, ma che verifica le fonti». Perciò un «edittino» che riguarda solo Marco Travaglio.

Il rischio della cacciata di Travaglio è però serio, per sua esplicita ammissione. Il corrosivo Travaglio però quasi si stupisce che quei «pochi momenti stanno diventando così importanti per questi signori che usano bivaccare da mattina a sera in televisione, da Uno Mattina a Mezzanotte e dintorni di Gigi Marzullo. E se sono così scandalizzati, evidentemente devono essere alla canna del gas...».

«Dopo tante lezioni di giornalismo - prosegue il collaboratore de l'Unità - arriva anche quella di Romani. Dalla tragedia siamo passati alla farsa con questo che più che altro mi sembra un edittino... Ma, onestamente, prendere sul serio le parole di Romani mi sembra eccessivo. Comunque - dice ironicamente - ne farò tesoro, cercherò di emendarmi in modo da accontentarlo! Siamo veramente il Paese delle opportunità, altro che Stati Uniti», conclude.

Si stupisce anche Antonio Di Pietro: «Non capisco - dice - perchè ci sia questo astio nei confronti di Marco Travaglio. lui ha soltanto fatto in modo che le carte processuali siano conosciute dai cittadini», a proposito dei riferimenti alle conoscenze di personaggi legati a boss mafiosi dell'attuale presidente del Senato Renato Schifani.

«Si vuole togliere il diritto di parlare a chi ha il coraggio di raccontare fatti anche quando essi sono scomodi alla politica - prosegue Di Pietro - , è nelle intenzioni di questo governo lasciare la libertà di parola al solo portavoce o a quanti parlano per nome e per conto suo». Insomma per il leader dell'Idv mettere un bavaglio a un giornalista d'inchiesta come Travaglio sarebbe «una limitazione grave e inconcepibile della libertà di parola per un Paese democratico».

Su Saccà poi, aggiunge Di Pietro, «è incomprensibile la posizione del sottosegretario alle telecomunicazioni: da un lato si dice di voler tenere fuori la politica dalla televisione di stato, mentre dall'altro si sceglie anche chi deve lavorarci e chi non ne ha diritto». Il fatto che Saccà abbia spiegato a Romani come effettivamente stiano i fatti che hanno determinato il provvedimento della sua sospensione, «la dice lunga», secondo l'ex ministro delle Infrastrutture, «su quale vuole essere l'atteggiamento che l'esecutivo avrà sulla Rai e verso chiunque sia persona a esso gradita».

Per Di Pietro un altro «scivolone» del sottosegretario Romani riguarda poi la sentenza della Corte di Giustizia europea. Romani secondo Di Pietro «prende in giro i cittadini» quando afferma che, con l'avvento del digitale terrestre, non è più il caso che Rete4 vada sul satellite e che quindi la legittima richiesta di Europa7, alla quale spettano di diritto le frequenze per essersele aggiudicate, non avrebbe più alcun senso. E ricorda le sentenze della Corte Costituzionale italiana e della Corte europea che hanno dato torto a Mediaset.

Solidarietà a Travaglio sono venute anche da Angelo Bonelli dei Verdi e Alessandro Pignatiello, della segreteria Pdci.

Mentre Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, sostiene che «le dichiarazioni di Romani su Travaglio sono incompatibili con il suo ruolo di sottosegretario», una indebita «interferenza».


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mercoledì, 14 maggio 2008

Norma Rangeri sul "Manifesto" di ieri (e la vignetta di Vauro)

I complici nel loft
Norma Rangeri

L'unità nazionale contro Marco Travaglio. È l'immagine surreale, l'istantanea che fotografa la reazione del mondo politico alle pesanti accuse del giornalista contro il presidente del senato, Renato Schifani. Citando dalle coraggiose pagine del libro di Lirio Abbate, I complici, nella prima serata di Raitre, di fronte a un Fabio Fazio visibilmente a disagio, Travaglio ricorda i rapporti del presidente del senato con alcuni boss mafiosi. Relazioni note, politicamente imbarazzanti, anche se giudiziariamente irrilevanti (Schifani non ha subito per questo alcun processo). Il popolare giornalista non rivela verità nascoste, ma moltiplica l'audience di fatti e circostanze già negli scaffali delle librerie e negli articoli delle sparute, incorreggibili penne antiberlusconiane.
Anziché discutere sull'attendibilità della denuncia, la nomenklatura del Partito democratico (da Anna Finocchiaro a Luciano Violante) si unisce alle voci del centrodestra e protesta con veemenza per la diffusione televisiva delle irripetibili offese. Un leit-motiv già risuonato nelle dichiarazioni del presidente della Rai, Claudio Petruccioli, indignato per la puntata di Annozero dedicata alla manifestazione torinese di Beppe Grillo.
Un film già visto all'indomani della celebre intervista di Daniele Luttazzi a Travaglio (Satyricon) su un altro libro-scandalo, L'odore dei soldi berlusconiani: sullo sfondo ancora la mafia, ancora la Sicilia dell'eroe Mangano. Tuttavia nel 2002 l'antiberlusconismo era moneta spendibile sul mercato elettorale, specialmente di fronte all'editto bulgaro, preludio di un governo della televisione che non faceva prigionieri.
Oggi, invece, la sinistra del loft sotterra la questione morale e insegue con il fiato in gola il sentimento di rancore che la maggioranza dei cittadini ha riversato nell'urna a favore del Popolo delle libertà. Alle ronde di destra si affiancano quelle di sinistra, le ordinanze contro i mendicanti sono un rito bipartisan. E sull'informazione, casamatta del potere, si replica: tolleranza zero.
In tv parla e ha accesso solo chi non tocca i nervi scoperti dell'avversario. C'è da rinnovare il Cda del servizio pubblico, bisogna difendere il fortino di Raitre assicurando la massima collaborazione e tranquillità al presidente Berlusconi, già alle prese con i colonnelli di Fini che affondano l'attuale direttore generale, Claudio Cappon, nella speranza di strappare quella poltrona al berlusconiano già designato.
E così eccoli tutti in fila a chiedere scusa per l'increscioso incidente di percorso, mentre i nuovi regnanti di questa dolce dittatura zittiscono gli ultimi cani sciolti e cancellano i fatti. L'intervista del Tg1, a Renato Schifani, ne era un esempio luminoso. Il politico liquida il merito della questione («fatti inconsistenti e manipolati»), e si dilunga sul complotto politico («qualcuno vuol minare il clima di dialogo tra maggioranza e opposizione»). Uno spot. Non spiega nulla, ma significa moltissimo.
postato da: BellaPolitica alle ore 12:19 | link | commenti
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